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"Maioliche nel deserto"

 
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Uzbekistan

Maioliche nel deserto

I nostri viaggi in Uzbekistan

Il regno e gli splendori del Tamerlano



Il Milione descrisse civiltà lontane e diverse, scoprendole e rivelandole, per la prima volta, all'Europa: “Fino a oggi, da quando Iddio Signor Nostro plasmò colle sue mani il nostro primo padre Adamo, non ci fu mai nessuno, né cristiano, né pagano, né tartaro, né indiano, né d’altra razza che si voglia, che abbia conosciuto ed esplorato delle diverse parti del mondo, e delle sue grandi meraviglie, quanto né esplorò e ne conobbe questo messer Marco”.

Alla fine del XIX secolo, il geografo barone Ferdinand von Richthofen – lo zio del famoso asso dell’aviazione “il Barone Rosso”, coniò il termine “via della seta” con il quale intendeva determinare l’insieme dei percorsi che collegavano l’Oriente all’Occidente.

Dal punto di vista storico la “via della seta” è stata una via di scambi culturali, prima ancora che commerciali.

Scenari assolati dai colori accecanti, cha fanno da sfondo a monumenti da fiaba: imponenti moschee blu turchese, alti minareti su cui nidificano le cicogne, affollati bazar dai forti sapori ed una ospitalità leggendaria.

Lungo la via della seta dalla città museo di Khiva, dove il tempo sembra essersi fermato, lasciando intatto il fascino dei monumenti , a Bukhara, la città delle moschee, nelle quali le cupole turchesi brillano e si esaltano verso un cielo blu cobalto, che si uniscono alle sfumature dell’azzurro e del blu della maiolica, fino alla mitica Samarcanda, si seguiranno le tracce di Marco Polo.

Uzbekistan: dove il Tamerlano volle costruire l’immagine del suo impero.


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